Infezioni ospedaliere dopo un intervento: quando è possibile ottenere il risarcimento.
- Studio Legale Ramadori

- 5 giorni fa
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Entrare in una clinica per risolvere un problema di salute e ritrovarsi ad affrontare un calvario inaspettato è un’esperienza profondamente traumatica. Il recente caso di una paziente di Monza, risarcita con circa 33.000 euro dopo aver contratto un’infezione in clinica che l’ha costretta a tre ulteriori interventi, dimostra che tutelare i propri diritti è un percorso concreto e percorribile. Facciamo chiarezza su quando un’infezione nosocomiale dà diritto a un risarcimento, sfatando i miti su invalidità gravissime e lungaggini burocratiche.
Il problema medico e l’impatto sul paziente
Le infezioni correlate all’assistenza colpiscono numerosi pazienti durante i ricoveri o subito dopo le dimissioni, spesso a causa di microrganismi diffusi negli ambienti sanitari come Klebsiella, Escherichia coli o Staphylococcus aureus. Quando un paziente contrae un’infezione in reparto o in sala operatoria, si trova a vivere la difficile condizione di “doppia vittima”: deve combattere sia la patologia originaria sia la nuova complicanza medica. Questa dinamica genera profondo sconforto, paura di essere abbandonati a se stessi e il timore di dover affrontare tempi di recupero e terapie imprevisti.
Complicanza vs Errore: come distinguerli
Per capire se si ha diritto a una tutela legale, è essenziale distinguere tra un evento sfortunato e una reale responsabilità della clinica. La complicanza si verifica quando la struttura ha rispettato rigorosamente tutti i protocolli di igiene, sterilizzazione e profilassi antibiotica, ma il patogeno ha infettato il paziente per cause legate a fattori imponderabili. Al contrario, l’errore emerge quando l’ospedale presenta carenze organizzative e non ha adottato le misure idonee a garantire la sterilità degli ambienti o dei ferri chirurgici. In questo secondo scenario, il danno subito dal paziente diventa legalmente risarcibile.
Cosa dice la giurisprudenza sulle infezioni
Molti pazienti danneggiati rinunciano a difendersi credendo, erroneamente, che il risarcimento spetti esclusivamente in caso di decesso o invalidità grave e permanente. Il caso di Monza dimostra l’esatto contrario: anche i danni biologici temporanei e i nuovi interventi riparatori godono di piena tutela. La Corte di Cassazione, con la recente ordinanza n. 17145 del 2025, ha ribadito un principio netto a favore del paziente: spetta sempre alla struttura sanitaria dimostrare di aver adottato in concreto tutte le misure preventive per evitare il contagio. Al cittadino è sufficiente provare di essersi infettato in concomitanza con il ricovero, potendo ricorrere anche a semplici presunzioni temporali e cliniche.
I passi pratici per tutelarsi
Affrontare un iter per il risarcimento spesso spaventa per i potenziali costi e per l’ostacolo burocratico, ma procedere con metodo riduce ogni incertezza.
• Richiedi la cartella clinica: l’acquisizione della documentazione clinica completa è il primo passo indispensabile e un tuo diritto.
• Conserva ogni evidenza: archivia scontrini di farmaci, esami extra e certificati per visite specialistiche o terapie riabilitative.
L’approccio dello Studio Legale Ramadori
Da oltre 20 anni, lo Studio Legale Ramadori affianca chi subisce danni da malasanità. Valutiamo le vicende in modo prudente e oggettivo, senza alimentare false speranze o promuovere cause al buio, per restituire sicurezza e voce a chi si sente abbandonato dal sistema sanitario.
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