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Hai firmato il consenso informato? Perché la firma non cancella l'errore medico

  • Immagine del redattore: Studio Legale Ramadori
    Studio Legale Ramadori
  • 2 mar
  • Tempo di lettura: 3 min

Molti pazienti sono convinti che aver firmato i moduli prima di un intervento significhi aver rinunciato a ogni tutela in caso di danni. È normale provare confusione e un senso di impotenza di fronte a documenti sanitari complessi. In questo articolo ti spieghiamo cosa osservare nella tua cartella clinica, quali documenti servono e come distinguere un rischio preventivato da un vero e proprio errore.


Il ruolo del consenso informato in ospedale


Il documento che ti viene sottoposto prima di un trattamento o di un intervento chirurgico non è una liberatoria a favore della struttura sanitaria. Si tratta, invece, della prova che ti sono stati spiegati in modo comprensibile i rischi prevedibili, i benefici attesi e le eventuali alternative disponibili.


La funzione del consenso informato è permetterti di decidere in modo consapevole sulla tua salute, non di scaricare su di te la responsabilità di ciò che accade in sala operatoria.


Complicanza o errore: cosa copre davvero la tua firma?


Per capire se ci si trova di fronte a un caso di malasanità, è fondamentale distinguere due scenari clinici:


La complicanza: è un evento avverso noto alla scienza medica, che può verificarsi anche se il medico esegue tutto correttamente e secondo le linee guida. Se questo rischio ti è stato spiegato in modo specifico e si verifica, rientra nell'alea dell'intervento. Comunque la struttura sanitaria deve sempre dimostrare che la complicanza era inevitabile nonostante l'esecuzione diligente, che non sono state rispettate tutte le linee guida, che rientrava nel rischio di questo specifico intervento.


L'errore medico: si verifica quando il danno deriva da un'esecuzione tecnica sbagliata, da negligenza o da una scelta terapeutica inappropriata. Questo tipo di evento non è mai "autorizzato" o sanato dalla tua firma.


Cosa dicono i giudici oggi: l'ordinanza della Cassazione n. 2968/2026


Un principio molto importante è stato recentemente ribadito dalla Corte di Cassazione con l'ordinanza n. 2968 del 10 febbraio 2026. I giudici hanno chiarito che il paziente, per quanto informato, non può mai essere equiparato a un medico.

Di conseguenza, il consenso informato non può giustificare una scelta terapeutica oggettivamente errata da parte del professionista. La Cassazione ha inoltre precisato che le relazioni di dimissione dal carattere generico, che non indicano con precisione l'iter e i controlli successivi da seguire, non costituiscono un'informazione completa e congrua.


Cosa fare in pratica: i passi per tutelarsi


Se hai subito un danno e sospetti che le cure non siano state adeguate, ecco cosa puoi fare:


Richiedi la cartella clinica completa: è il documento fondamentale che traccia in modo oggettivo tutto il percorso ospedaliero.


Verifica i moduli firmati: controlla se il consenso che hai siglato era specifico per la tua patologia o se si trattava di un modulo prestampato e generico.


Raccogli le lettere di dimissione: assicurati di avere copia delle indicazioni terapeutiche fornite per la fase post-operatoria.


Affrontare queste verifiche richiede competenza e lucidità. L'esperienza maturata dallo Studio Legale Ramadori, unita alla sensibilità e al rigore sviluppati dall'Avv. Marco Ramadori nel suo ruolo in Codacons, ci permette di analizzare la documentazione medica in modo approfondito, distinguendo oggettivamente le complicanze inevitabili dalle responsabilità sanitarie.



Disclaimer: Contenuto informativo a scopo divulgativo, non costituisce consulenza legale; per valutazioni è necessario l'esame della documentazione.

 
 
 

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