Sono i bambini nati nell’ospedale Gemelli, tra l’1 marzo e il 25 luglio, e ora a rischio tubercolosi, dopo che un’infermiera del reparto di neonatologia del policlinico romano è risultata infettata dalla malattia.

Il Codacons e l’Associazione Articolo32 sono così state costrette in questi giorni ad intervenire, con esposti e addirittura affrontando i costi di relazioni mediche indipendenti. La Procura di Roma ha già aperto un’inchiesta.

Ma è sufficiente? Naturalmente no, perché la salute va tutelata in via preventiva, nessuna somma di denaro potrà mai risarcire un danno grave alla salute. La parola d’ordine dovrebbe essere, in questo caso come in purtroppo tanti altri di malasanità, solo una: PREVENZIONE. In particolare quando in gioco c’è la salute dei bambini.

Tra l’altro, l’incubazione della malattia è di 10 anni, e dunque ora migliaia di persone (ad esempio le mamme che allattavano nel reparto ma anche i pazienti degli altri reparti dove l’infermiera ha lavorato in precedenza) dovranno sottoporsi a controlli. Con spese a carico di chi? Anche qui il Codacons ha presentato un esposto alla Corte dei Conti, affinché non sia certo la Regione Lazio, e dunque i cittadini, ad affrontare queste spese, bensì il Gemelli.

E il solo fatto di dover essere “controllato” e’ già causa di danno risarcibile per chi è a rischio di contagio, per la paura e il rischio corso. Anche per questo, il Codacons ha messo a disposizione un team di avvocati, per ogni informazione.

Ma tutto questo non dovrebbe essere necessario, né in questo né in tanti altri casi. Se ci fosse PREVENZIONE.